Ultima curva
Dismettere Fiorenza ha un sapore per nulla agrodolce. È solo amaro, perché ha il sapore di qualcosa di mio che non esiste più. Ho svuotato lo svuotabile, ho prelevato i cosiddetti effetti personali, la mia tartarughina kinder incollata sul cruscotto col bostik, i kleenex, le monetine impolverate per una tangenziale che non prendo da mesi. Ho scavato nel vano portaoggetti trovandoci un tuttocittà decennale, accendini, gli occhiali di scorta, penne, indirizzi, una torcia scarica.Ho lasciato lì dentro, impregnati nella tappezzeria insieme al fumo al sudore ed alle lacrime, una valanga di ricordi.
Un carro attrezzi si è portato via una carcassa d’auto piena di una vita, di attimi vissuti lì dentro con donne che non ci sono più. L’ultima, in tutti i sensi, l’ha vissuta poco e sporadicamente quell’auto, eppure ogni volta che mi ci sedevo era un rivivere sensazioni e quella notte di ottobre.
Fiorenza verrà a giorni rimpiazzata da una quattro ruote a cui devo ancora affibbiare un nome, ma che sarà irrimediabilmente più ordinaria quanto a vissuto. Farà casa-lavoro lavoro-casa e poco altro, e di anime ne porterà sempre e soltanto una, certo pesante come il mondo sulle spalle di Atlante, ma sempre una ed una sola sarà.