(Non) ho ancora la forza
Gran puntello è sempre stata in tante avversità questa sequela di frasi un po’ sbruffone che avevi scritto per il vecchio musico di Via Paolo Fabbri, ricamandole addosso alle sue bottiglie di rosato, alle sue sigarette ed alla sua erre così vibrante.
Il musico l’ha cantata, l’ha portata in giro; poi l’avete cantata insieme, poi l’hai interpretata da solo.
Il risultato era sempre quello, una canzone da scandire per lo meno quando mi trovavo faccia a faccia con me stesso, a guardarmi allo specchio ed a cercarmi per l’ennesima volta, infilandomi negli spazi vuoti tra le righe per cercare e trovare conferme.
Andavo “col” mondo per mia scelta, tornavo dal mondo per scelta altrui e con le ossa malconce, ma tornavo comunque “col” mondo, e tornavo vivo. O come minimo tornavo con la “forza” per sentirmi vivo, per dimostrarmi ancora vivo. Mi davo le mie scadenze, costruivo i miei simulacri nel mio personalissimo pantheon di simbolismi.
Adesso l’hai riscritta. L’hai ricantata per conto tuo cucendola su di te. Io ho cercato ancora quegli stessi giri del motore e quel combaciare di ingranaggi che mi facessero di nuovo infilare tra le righe.
Ma c’è un gran casino qui, stavolta. È tutto scassato, è peggio della scatola del cambio di Fiorenza, la mia auto. Nonostante quelle specifiche frasi siano rimaste uguali, non sono più mie.
“al mondo sono andato
dal mondo son tornato sempre vivo”
…
”nel mondo sono andato
dal mondo son tornato sempre vivo”
…
”col mondo sono andato
col mondo son tornato sempre vivo”
Ho cercato di scandire di nuovo la dittologia ma non c’è niente da fare. Nessun simbolo funziona più. Non si tratta solo di ossa rotte stavolta. Non sono tornato affatto. Tutto è inutilità. Respiro nebbia perché è grigio l’unico colore che ho davanti, e nemmeno volevo credere a chi tanti anni fa mi parlava di una vera, palpabile patina di grigio perennemente davanti agli occhi.
Questa è la sconfitta Noumeno. La sconfitta Idea che ha sua totale rappresentazione nel sensibile. La sconfitta che non può essere, per la sua stessa natura, punto di ripartenza.
Ho visto la Morte in faccia ieri. Sono uscito dal groviglio di lamiere che è diventata Fiorenza con addosso un graffietto sul braccio. Ben più grave è che la Morte non mi avrebbe affatto trovato vivo. Mi si propongono cure, mi propongono soluzioni. Tutti palliativi. Tutte chiacchiere senza senso che si discostano dal punto cruciale. Non ci si può lamentare della cura quando la malattia è mortale. Prima bisognerebbe guarire.
Fugit irreparabile tempus.
Io sono una di quelle che propone inutili soluzioni… nella speranza di vederti combattere una tossica apatia che può NON essere irreparabile… I ponti, i canali, le ruote delle biciclette, il profumo di sana e fresca cannabis… lasciati inebriare un po’, lasciati ubriacare, lascia che la città si VIVA te, se non vuoi VIVERLA tu… non può farti che bene…
Io sono una di quelle che propone inutili soluzioni… nella speranza di vederti combattere una tossica apatia che può NON essere irreparabile… I ponti, i canali, le ruote delle biciclette, il profumo di sana e fresca cannabis… lasciati inebriare un po’, lasciati ubriacare, lascia che la città si VIVA te, se non vuoi VIVERLA tu… non può farti che bene…